martedì 7 marzo 2017

Non regalate mimosa, ma un po' di rispetto


La festa della donna non è tutti i giorni e non è nemmeno l'8 marzo. Se con il rametto di un fiore giallo, nemmeno troppo profumato, pensate di nobilitare il genere femminile allora la storia dal tempo di Eva, del serpente e della mela non è cambiata molto.

La mimosa lasciatela sugli alberi, a portare la primavera, a colorare i giorni che iniziano ad allungarsi, ma alla donna regalate un po' del vostro rispetto.

Come quando una donna cammina per la strada e riceve fischi o commenti volgari. Come quando sul lavoro le donne vengono considerate il ruotino di scorta. Come quando su un totale di 8.179 comuni in Italia, 887 sono guidati da sindaci donna. Come quando sull'autobus allungate una mano, perché tanto una toccata alla donna fa sempre piacere. Come quando invitate una donna ad incontrarvi con la scusa di parlare di lavoro e poi ci provate. Come quando “scegli o fai la mamma o fai carriera”. Come quando pensate che le donne vengano scelte come da un banco di vestiti usati sul mercato. Come quando sfogate la vostra rabbia e al posto del trucco le fate un occhio nero. Come quando pensate che una donna si senta tale andando a vedere uno streap, dove l'uomo diventa l'esca. Siete voi a compiacervi di questo ruolo, non noi.

Le donne non sono una categoria: sono persone. La prossima volta che vedrete una mimosa, lasciatela dove si trova e magari ricordatevi che un po' di rispetto è il regalo migliore e meno atteso.

lunedì 6 febbraio 2017

Blocchi monumentali di paura a Sanremo


L’uomo è un animale sociale”. Questo lo affermava Aristotele nel IV secolo a.C. e si sbagliava. La frase giusta sarebbe stata, ed è, “l'uomo è un animale” e in quanto tale non segue ragioni o cuore, ma solo l'istinto di sopravvivenza. Perché se è pur vero che i secoli passano e il tempo cambia qualsiasi cosa, l' indole umana, rimane sempre la stessa.


Domani inizia il Festival di Sanremo: 67 anni di canzone italiana, miliardi di euro, vip, televisioni, radio, moda e qualsiasi cosa faccia spettacolo, il tutto recintato da mostruosi blocchi in cemento armato, foderati per far sembrare la situazione meno grottesca.

Una intera città chiusa nelle strade principali, dove chi è dentro finge con consapevolezza di sentirsi al sicuro e chi è fuori spaventa, con ideali incomprensibili, con un dio della guerra e con furgoncini bianchi scassati, sporchi di sangue.

I muri si costruiscono per paura. Nel 1961 il diavolo parlava tedesco e Berlino venne divisa. I muri sono fatti per appoggiarvisi e piangere, come si fa Gerusalemme. I muri sono fatti per creare le distanze, come si fa con chi non si vuole accanto. A Sanremo i muri sono posticci e installati per evitare che un mezzo impazzito distrugga tutto e tutti portando via un po' della già misera dignità italiana, in questi giorni sulle televisioni di tutto il mondo.

I muri di Sanremo sono un realtà un monumento: alla paura, alla resa e all'attesa che capiti qualcosa, mentre il disco rotto continua a suonare. Una tipica storia all'italiana.

Articolo anche su LINKIESTA

venerdì 6 gennaio 2017

Nelle feste siamo tutti un po' più italiani

Natale ti fa sentire più buono solo nelle pubblicità del pandoro. E a dirla tutta anche quelle sono così palesemente finte da farti sentire ancora meno in festa. Ci sarà chi si sente più buono, ma conosco molte più persone che nelle feste si sentono più sole, più tristi e più angosciate che mai. C'è poi chi, come me, nell'esatto momento in cui si siede a tavola e con il coltello della prima portata vorrebbe infilzare mezza decina di parenti acquisiti, scatta una autodifesa. Nel mio caso, inizio a pensare che oltre all'ipocrisia italiana, c'è di più. Siamo un popolo di fregoni, di vinti che si mettono dalla parte dei vincitori, di sanguigni e di furboni....ma tra di noi ci difendiamo e ci vogliamo bene.
Penso a quando sei per strada e qualcuno ti fa gli abbaglianti per segnalarti che dietro l'angolo c'è un posto di blocco. Penso a quando qualche nostalgico applaude ancora quando un aereo atterra e gli altri italiani presenti sul volo, per non farlo sfigurare applaudono assieme a lui. Penso a quando parliamo male dei nostri politici, additandoli come i peggiori serial killer, ma se poi sentiamo che a farlo sono le televisioni straniere, ci offendiamo. Penso a quando parliamo dei defunti e anche nel caso di qualche criminale lo citiamo come "buon'anima".

Perché essere italiano è un po' come un dogma: puoi essere un cervello in fuga finché vuoi, ma se ci nasci non esiste altra religione al mondo. Ora però è arrivata la befana, le feste sono finite e possiamo ricominciare a mettercela in quel posto.





sabato 27 agosto 2016

La terra trema e noi siamo solo un piccolo popolino marcio, che pensa al prossimo post


Pensavo che solo la Liguria avesse il primato del mugugno. Quel tipico atteggiamento ligure che ti fa apprezzare le disgrazie del vicino perché da questo ne puoi guadagnare qualcosa. Metti caso che tu sia un commerciante: se sei un ligure e hai una macelleria, per dire, sei contento che il tuo vicino chiuda, perché pensi da questo di guadagnarne di più, anche se il vicino in questione è magari un ferramenta, sempre per dire.
Ma poi ti rendi conto che tutto il mondo è Paese e che tutta l'Italia è una Regione unica. E così si usano tragedie come il terremoto, che distrugge famiglie, case e sogni per iniziare a mugugnare verso tutti. Verso i migranti, che ci rubano 30 euro al giorno e stanno negli alberghi, verso chi è stato colpevole di non esser vegano e di aver mangiato l'amatriciana e per questo è arrivata la punizione divina, verso chi organizza collette per aiutare i terremotati, perchè tanto i soldi non arriveranno mai.

L'unica cosa di cui dovremmo lamentarci davvero è il marciume che sta mangiando il nostro Paese. Dai politici, ai singoli cittadini non esiste più niente che non vada oltre il proprio orto. Internet e facebook ci hanno fatto diventare tuttologi, ci hanno dato il potere di insultare chiunque a distanza, con frasi ad effetto, con frasi che di persona non avremmo mai il coraggio di dire, fino a portarci ad essere dei cloni di quello che dovrebbe essere un uomo.

Sarebbe facile dire che siamo animali, ma sarebbe un complimento perchè gli animali, nel loro istinto primordiale, sono più umani di noi. Continuiamo a sfogare la nostra rabbia personale con post, foto, commenti ignobili riparandoci dietro ad uno schermo. Ma ricordiamoci ogni tanto che al di là dei finti perbenismi, dei finti razzismi e delle frasi acchiappalike, ci sono dei bambini che hanno perso i genitori, genitori che hanno perso i bambini, famiglie che si sono ritrovate ad essere dei morti che camminano sulle loro stesse macerie.

Non esiste più dignità in Italia, forse perché non esiste più il rispetto a partire da noi stessi. Ricordiamolo la prossima volta che con tanta superficialità scriviamo un insulto, verso chiunque. La terra trema e noi non solo stiamo a guardare, ma contriubuiano a non farla smettere.



sabato 14 maggio 2016

Una disoccupata per bene nel paese delle non meraviglie

Quando diciamo: "è la goccia che ha fatto traboccare il vaso", abbiamo mai pensato a cosa potrebbe succedere se il vaso traboccasse davvero? A me è successo qualche mese fa: il vaso che avevo trovato e comprato con tanta cura, era diventato pieno di crepe, dai colori sbiaditi e la sua portata era ormai inconsistente. Ha traboccato definitivamente e sapete cosa è successo? Non si è rotto. Ha continuato a traboccare fino a quando tutta l'acqua marcia, che aveva nascosto per anni, non è uscita ed è stata sostituita da acqua pulita, che al momento continua ancora a scorrere, fino a quando non deciderò di aggiustarlo, metterci un bel fiore nuovo e porlo al centro della casa.

C'è chi vive la separazione come un dramma, chi come una liberazione o chi la trova un ottimo spunto di conversazione. Io credo sia come mangiare un pezzo della torta della nostra vita. Ne assaggiamo un pezzo ogni volta che attraversiamo una fase. A volte il sapore è dolce, a volte incomprensibile, a volte inaspettato e talvolta amaro, come in questo caso. Ma la torta non è ancora finita, ci sono tante altre fette da assaggiare e ognuno riporta la scritta "Eat me", proprio come quella di Alice nel Paese delle Meraviglie: non sappiamo cosa succederà mangiandola, ma lo faremo.
Le amarezze che ci portiamo dietro, i rancori, le cattiverie, dette e riportate, condite dalle frustrazioni di persone che, poverine, vivono solo di maldicenza e di livore verso chiunque, non sono piacevoli. Ma pensare che presto ci sarà un nuovo pezzo di torta, rende tutto molto più sostenibile. Certo, proprio come Alice, anche in questo Paese delle non meraviglie, si incontrano streghe perfide, ma alla fine scopriamo che sono così solo perché la scopa, anziché cavalcarla, se la sono infilata in un orifizio poco nobile. Ma incontriamo anche amici fidati, che ci indicano la strada giusta per tornare a casa.
Nasce la versione disoccupataperbene 2.0, un po' meno disoccupata, molto più per bene. Perché le azioni nella vita, non si contano, si pesano.... come dice una persona che mi ha insegnato molto.




sabato 12 settembre 2015

11 settembre, americani egiziani e telefonate fantasma

New York è la città che non dorme mai: in ogni strada risuonano lingue e culture diverse, tanti rumori, tanti suoni, tante voci. Ma c'è un angolo nel cuore di Manhattan dove, nonostante il traffico e i grandi grattacieli pieni di uffici e negozi, il silenzio blocca il tempo.

Due enormi piscine nere quadrate, l'una accanto all'altra, rappresentano un luogo dove l'unico rumore permesso è quello dell'acqua che vi scorre dentro. Un rumore grigio, lento e pieno di parole. Questo è il Ground Zero nel 2015, quattordici anni dopo l'attentato che distrusse le torri gemelle. Le due piscine occupano l'esatto perimetro che fu delle Twin Towers e le lastre di cui sono rivestite, ricordano i nomi di tutte le persone che quel giorno persero la vita. Un intervallo di bianco qui e la interrompe il profondo nero delle due voragini: sono rose bianche lasciate accanto ai nomi dei caduti, da passanti, amici, parenti o da chiunque non voglia dimenticare.

Teorie del complotto o terrorismo, oggi non è il giorno di discutere su chi provocò il disastro, ma solo il giorno per ricordare chi quel giorno fu sommerso dalla polvere. Melanie El Sabaawi è americana, di Washington, oggi residente ad Ospedaletti. L'11 settembre si trovava in Egitto, come unica americana in un ufficio di persone arabe e musulmane. Ecco cosa le successe quel giorno:

L'11 settembre 2001 mi trovavo al Cairo, in Egitto, e vidi il dramma tramite la televisione, nell'ufficio del mio capo. Ero l'unica americana in quella stanza, ma i miei colleghi egiziani erano sconvolti e condivisero con me paura, shock e lacrime. Alla sera, quando andai a comprare da mangiare in un negozio della città, il proprietario, un uomo dai vestiti tradizionali arabi e che non sapeva una parola di inglese, per esprimere la sua solidarietà nell'unico modo che conosceva, non ha voluto che pagassi. Come lui, so che ci sono stati altri piccoli simbolici gesti simili in tutto il mondo. L'11 settembre abbiamo visto il peggio dell'umanità, ma anche il meglio, per condivisione e unità. Quando c'è bisogno, le persone sanno come aiutare e supportare i loro simili. Quello a cui penso l'11 settembre di ogni anno è l'amore che le persone sono state in grado di condividere. Ci sarà sempre un nemico nel mondo, ma dobbiamo pensare che ci saranno sempre anche i buoni”.

Molti parenti delle vittime quel giorno ricevettero telefonate dall'interno delle torri. Ne riportiamo una fra tutte, per ridare a voce a chi, anche nell'ultimo secondo, ha provato a rassicurare chi amava, piuttosto che se stesso:

Ti telefono perché non voglio che ti preoccupi quando sentirai cos’ è successo. Un aereo è caduto sulla nostra Torre. Non agitarti, sto bene. Stiamo evacuando l’edificio. Devo andare

giovedì 13 agosto 2015

Le terribili "MAMME A TEMPO PIENO" per scelta

E' un periodo in cui quando leggo articoli dove compare la parole "mamme" mi sale il sangue al cervello e mi si svita il sistema nervoso.
Chiariamo subito una cosa prima di essere assaliti da eserciti di matrone: SI sono una mamma anche io  e NO, non sono nel perido del baby blues o anche noto come depressione post partum.
Ok continuiamo.

Son tutte belle le mamme del mondo, TRANNE alcune categorie, che senza scendere in drammi o situazioni al limite del reale, possiamo incontrare ogni santo giorno sia nella vita normale che in quella virtuale.
Parlo di loro, quelle che si definiscono "mamme a tempo pieno", specie che solitamente identifichiamo con ragazze che in gioventù, come direbbe Palmira, una signora del mio paese, "ne han fatte più di Bertoldo in Francia", ma che ora, entrate nel sacro gota della maternità, si sentono purificate da ogni peccato, incarnando il perfetto mix tra la Vergine Maria e il Moralizzatore.

Quelle madri che, non volendo più che non potendo, avere altra vita se non quella che dedicano interamente ai loro figli, perchè la mamma è fatta per vivere in simbiosi al figlio dal momento del concepimento al momento della propria morte, annullandosi in una realtà che le rende delle terribili frustate, diventano CATTIVE.
Si cattive al punto da unirsi tra le loro simili, in congreghe e gruppi dedicati (su facebook e non), per puntare il dito contro le loro temibili avversarie: quelle delinquenti delle mamme che lavorano.

Sei una mamma e lavori? Hai un bambino di nemmeno 6 mesi e lo metti al nido perchè devi lavorare? Non hai allattato (che ci sta sempre bene)? VERGOGNA allora vuol dire che non sei una brava madre. Ecco quello che pensano, le MADRI A TEMPO PIENO.

Un piccolo riscontro con la realtà? Subito. Al momento sono in montagna  per far cambiare aria ai miei due bambini, di 1 e 2 anni. Lavorando per un giornale online ho preso qualche gorno di vacanza, pur cercando di lavorare ugualmente anche da qui per le cose necessarie. Ho così chiesto ad una persona di fiducia di venire a prendere i miei 2 delinquenti alle 9.30 del mattino, di portatli a giocare e di portarmeli alle 11.30 almeno 4 giorni alla settimana.  Un giorno questa "tata" mi dice di essersi spostata dai consueti giochi perchè un gruppo di mamme continuavano a dire ai miei bambini che loro erano li con la tata perchè la mamma non li voleva e che è una vergogna venire in vacanza e poi "affibbiare" i bambini agli altri.

Chi potevano essere questi cervelli sopraffini, se non MAMME A TEMPO PIENO? Loro non lasciamo mai i loro figli, nemmeno per andare al bagno e insegnano loro la giusta educazione, nel mortificare gli altri bambini.

Compimenti a tutte queste mamme a tempo pieno, redivivie Sante Marie Goretti, ma attenzione, solo perchè ora dispensate consigli, vestite di bianco e vi sentite le madri dell'anno, la faccia da culo che avete, quella purtroppo non è cambiata e siete riconoscibili a km di distanza. Se non siete voi a vergognarvi, lo faranno per voi i vostri figli quando capiranno la tristezza che provocate in voi e negli altri.

E sia chiaro che di questa categoria non fanno parte le mamme che sono tali e a tempo pieno perchè non trovano lavoro. Loro hanno tutta la mia comprensione perchè i figli sono la cosa più bella del mondo ok, ma vanno anche mantenuti. A tutte le altre " Montessori" dico: e fatevela una vita.